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Il Castello di carta
INTRODUZIONE
Nella lirica proposta da Alessandro Grecchi in questa prima edizione delle sue opere ho ritrovato, a tratti, il bambino estroso, vivace eppure pensoso e sensibile che ho conosciuto.
Lo ricordo, poi, ragazzo convittore di un elitario collegio lodigiano, quando doveva ricorrere ai buoni uffici di garanti che gli consentissero qualche periodica uscita serale per frequentare - ospite come me di Elena Cazzulani - il salotto letterario entro il quale la sua giovinezza e il candido entusiasmo per la poesia intenerivano i sodali che capivano la determinazione a corteggiare con presàga inquietudine, Erato ed Euterpe che avrebbero illuminato la sua vita. Le Muse non gli sono state avare: già dalla lettura in anteprima dei suoi dettati poetici, risulta evidente la gioia fors'anche tormentosa che deriva a Grecchi da intuizioni, folgorazioni, osservazioni e riflessioni sulle persone, i luoghi, le situazioni, le avventure di viaggio, gl'incontri.
Oltre l'innegabile dote risultano evidenti l'innata capacità di versificare che, certo sostenuta da amorose confidenze con la scrittura gli dà oggi notevole agilità nella composizione di acrostici, giochi di parole come lieti funambolismi intervallati da soste incantate e incantevoli in un "...Paradiso terrestre / ma Dio non c'era" o "Lungo l'Adda/ ... al tramonto/ ... controsole" o "... là dove il mare finisce / e si congiunge col cielo" o, ancora, in un rivisitato "... cielo di Roma all'alba / ... come il tuo corpo nudo / ... bello da morire".
Sono dunque felice di aver ritrovato il bambino Alessandro fatto uomo dagli anni, dalla vita che ha provato come tutti anche lui, dal vigore che non gli è difettato, da questa non mai sopita voce poetica che si rafforza e dà forza a lui che scrive, a noi che commossi lo leggiamo.
Giuseppina Ferazza
IL CASTELLO DI CARTA
A Caselle Landi ci sono due Castelli: uno, del 17° secolo, è chiamato "Palazzo", è abitato da due famiglie, e nei periodi estivi dal Marchese Landi di Chiavenna, che lo mette a disposizione della comunità, per manifestazioni storiche e culturali.
L'altro castello, del 15° secolo, è oramai diroccato e disabitato, ma conserva ancora un singolare fascino architettonico. chiamato affettuosamente, dai Casellesi , "Castello Vecchio", che sperano in una sua prossima rinascita, grazie al signor Dorino, attuale proprietario.
Mi sono voluto ispirare a questo monumento per dare il titolo al mio lavoro: un castello, un'opera architettonica, ma di carta stampata, che come il nostro "Castello Vecchio" possa avere il fascino della vetusta fragilità che resiste al tempo. É una piccola antologia di quanto ho scritto in circa tre lustri. Nella lettura si potrà rilevare il crescere di un pensiero che va dal timido-infantile all'astratto-cerebrale, attraverso il cammino quotidiano della conoscenza che arricchisce la vita.
A.G.




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16 novembre 2002 Milano


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16 novembre 2002 Milano


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Rei Momo Waldemar
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